L’adolescenza: nuovo modello educativo

“Non mi ci vedo proprio a fare un lavoro che non mi piace”, questa è l’affermazione più frequente che mi capita di ascoltare dai ragazzi.

I giovani oggi sono terribilmente disorientati ma nel disorientamento leggono i forti cambiamenti culturali di quest’epoca e vogliono poter trovare un percorso di vita che li soddisfi appieno.

I giovani delle precedenti generazioni, soprattutto quelle nate negli anni sessanta e settanta, erano chiamati a seguire l’esempio dei loro genitori che avevano vissuto la guerra e che erano riusciti ad uscirne e a ricostruire il paese attraverso il proprio lavoro. I giovani avrebbe così dovuto seguire le orme dei genitori e migliorarne le sorti. Tutto questo accadeva in un’epoca in cui il futuro era una promessa e di sicuro sarebbe stato meglio del presente e del passato. Il futuro dei giovani incarnava le aspettative dei genitori. Discostarsi da questa rotta ben definita avrebbe comportato un  conflitto terribile con i genitori che avrebbero visto in  questa “deviazione di percorso” un tradimento anziché un processo di affermazione di sé.

Oggi i genitori, anche se disorientati,  capiscono  che è necessario cambiare approccio e strategia ma  non sanno ancora bene quale. Durante i nostri incontri mi accorgo che è cambiata la visione del figlio rispetto alle generazioni passate. Iniziano a vederlo più che come un essere da educare e civilizzare attraverso punizioni e sensi di colpa, come una persona da aiutare nel suo processo di crescita e realizzazione personale. Vorrebbero poterne comprendere la sua vera natura, ricercare i suoi interessi, le sue potenzialità, le sue passioni, i suoi piaceri. Essendo tramontata l’idea di futuro come promessa e progresso, i genitori non sono propensi a mostrarsi come modelli da imitare, né a lasciare il testimone. A differenza del passato cercano di trasmettere amore  più che regole e il loro desiderio è che vengano rispettate per amore piuttosto che per paura. Cercano dialogo più che il rispetto cieco e incondizionato.

Ma spesso non sanno come fare, cadono vittime della frustrazione ed iniziano ad assumere un atteggiamento preoccupato o difensivo che non fa altro che allontanare il ragazzo, il quale sente, forte, un’incoerenza di fondo: una fiducia nelle sue potenzialità e nel perseguimento della sue passioni, allo stesso tempo una preoccupazione che non riuscirà ad affrontare le difficoltà della vita. Un’oscillazione tra ansia e fiducia che crea confusione, dovuta soprattutto ad una visione diversa del futuro.

La via d’uscita è cambiare il paradigma di lettura del futuro, non più minaccia o promessa ma dimensione da costruire attivamente trasformando la paura in desiderio. In questo modo il giovane non si pone come vittima passiva ma come artefice appassionato che attinge ai propri desideri, progetti, ambizioni. A ciò si unisce il lavoro dei  genitori, che proprio per le complesse novità culturali e sociali, devono potersi mettere in discussione e costruire un nuovo modello educativo fondato principalmente su due elementi: l’amore incondizionato e autorevolezza.

Un modello che passa da una famiglia autoritaria fondata sulla punizione, minaccia, violenza, ad una famiglia autorevole e affettiva fondata sul dialogo, la negoziazione, la consapevolezza.

L’amore rende forti, la paura rende fragili, l’autoritarismo piega la creatività e genera distruzione ( Stanchieri, 2009).

Con questi nuovi paradigmi i giovani ed i genitori possono riacquistare la bussola e ritrovare la strada costruendola insieme con fiducia ed entusiasmo.

 

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