Scegliere è permettersi di vivere felicemente

” Ho scelto la scuola più vicino casa perché più comoda”, “ho scelto scelto la ragioneria piuttosto che l’alberghiero, sebbene fare il cuoco fosse la mia passione, perché  altrimenti avrei dovuto fare troppi sforzi”, ” ho scelto di lavorare nell’azienda di mio padre perché così almeno a fine mese ho uno stipendio e posso avere la libertà di fare ciò che voglio”, “scelgo di fare un solo figlio perché due comporta troppa fatica e limitazione di libertà“.

Scegliere ciò che ci fa più comodo per preservare la libertà in realtà è il miglior modo per costruirsi nel tempo una gabbia emotiva che conduce alla paralisi, all’alienazione e quindi alla sofferenza. Gli esempi citati sopra fanno riferimento a persone che vivono un profondo disagio emotivo dovuto ad uno stato di apatia e impotenza che li costringe a stare chiusi in casa o a vivere con profondo senso di malessere. Si ritrovano ad esclamare con sorpresa ” ma come è possibile tutto ciò, eppure ho fatto scelte facili! “.

E’ proprio questo il punto. Non hanno scelto sulla base di un desiderio, di un progetto da vivere e costruire. Hanno scelto la stabilità perché guidati dalla paura. Paura del cambiamento.

Oggi viviamo in un epoca dove il cambiamento è la norma. La maggior parte di noi è cresciuto con quella mentalità stabile, adesso invece ci viene imposto di adattarci a condizioni che tutto appaiono fuorché stabili. E’ in un momento del genere, in cui ciò che sappiamo e amiamo è in continuo movimento, che la capacità di saper scegliere e di accettare la propria responsabilità personale diventa fondamentale.

Ma la paura è tale che si trasforma in angoscia. E l’angoscia, si sa, paralizza ogni forma di azione e annienta ogni forma di desiderio. Per cui lo scenario che si presenta è quello di un totale di disimpegno e di culto della “leggerezza” ( “non ci pensare troppo..”) e del “minimo sforzo” in cui ogni scelta gravida di impegno e responsabilità è evitata. Tutto ciò se nell’immediato porta beneficio, a lungo termine conduce ad un impoverimento culturale ed emotivo, all’infelicità.

Senza etica, senza un buon governo di sé, senza impegno per le cose che si vogliono ottenere, non ci può essere coscienza di sé. Non ci sono desideri e sogni. Non c’è felicità.

Il perseguimento della felicità è un percorso che richiede la necessità di lasciare ciò che è noto per avventurasi in terre sconosciute, è un percorso che richiede impegno, investimento di  energie, la capacità di accettare momenti di precarietà e incertezza. Soprattutto richiede la capacità di scegliere in modo consapevole e responsabile.

Quando accettiamo realmente scegliamo e ci assumiamo la responsabilità dei nostri pensieri e delle nostre azioni. In questo modo possiamo determinare attivamente la nostra vita e metterci  così sulla strada che verso la felicità.

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