Dicono della psicoterapia

“Dopo la fine dell’ennesima storia d’amore finalmente mi rivolgo ad una psicoterapeuta. Perché? Perchè sento di  non star bene, dormo male, non ho energie  e sono costantemente affaticata. Insomma sento di non essere felice e voglio imparare ad esserlo.
Finalmente, dopo aver vinto le resistenze dovute all’impegno economico, che richiede un percorso del genere, e dopo aver capito che ritagliarmi, anche in piena attività lavorativa, uno spazio per stare con me stessa, è possibile, se fortemente voluto, ho deciso di intraprendere un percorso di ps.terapia.
Ho imparato ad incanalare le mie energie x essere produttiva e non distruttiva. Ho capito che la felicità non può essere la costante della vita. Ma la consapevolezza di se SI! Ed è questa che ti aiuta a vivere serenamente, in armonia con te stessa e con gli altri.”
Fabiola, 35 anni, medico
____________________
” Il mio percorso di psicoterapia è iniziato quando avevo 16 anni in un momento difficile della mia adolescenza.Dopo aver consultato diversi specialisti tra cui neurologi e neuropsichiatri mi fu diagnosticato, in base ai dati clinici e elettroencefalografici, un disturbo epilettico e mi fu prescritta una terapia antipilettica.Sono stata così curata per ben 2 anni e invece di migliorare, peggioravo…
I miei genitori, vedendo i peggioramenti, decisero di consultare un altro specialista e così approdai ad un nuovo Studio specialistico, dove dopo vari accertamenti mi fu diagnosticato un disturbo funzionale su base emotivo-affettiva.Le crisi erano espressione di un’immaturità emotiva ed erano legate alla mia fase di crescita, alle mie insicurezze, alla mia paura di crescere….e così il neuropsichiatra mi propose di seguire un percorso psicoterapeutico. Accettai ma non fu facile, in quel momento ero arrabbiata con il mondo figuriamoci se potevo aprirmi con un estraneo. Sono stati mesi duri sia per me che per la mia psicoterapeuta. Passavo i miei primi colloqui praticamente in silenzio, poi iniziai pian piano ad accennare qualche parola….
Devo tanto alla psicoterapia, se non avessi iniziato questo percorso, non so cosa mi sarebbe capitato forse avrei avuto ancora le mie crisi e avrei avuto una vita ancora più difficile. Grazie alla terapia ho imparato ad accettare le mie fragilità ed insicurezze e farle diventare un punto di forza. Oggi mi voglio bene e mi stimo per ciò che sono. La terapia mi ha educato a riconoscere le mie emozioni. Prima non riuscivo a differenziarle, mi racchiudevo nel mio mondo e inconsciamente mi procuravo crisi che duravano anche intere ore…
Oggi non ho più crisi, e se penso come ero mi viene da pensare che non riuscivo ad ascoltarmi e a realizzarmi come persona. Oggi sono diventata più autonoma, ho una soddisfacente relazione sentimentale, ho un lavoro e tanti progetti per il futuro. Sento di avere in mano la mia vita.
Capisco che ci siano persone scettiche rispetto alla psicoterapia e che stereotipi culturali come “gli psicologi sono i medici dei pazzi” o “chi va da un psicologo è una persona fragile, insicura e debole” siano ancora diffusi.Contrariamente ai pregiudizi, ritengo invece fortemente che chi si sottoponga ad un percorso di terapia abbia più coraggio di chi si nasconde dietro a false immagini, e soprattutto abbia il coraggio e la forza di affrontare un percorso impegnativo, a volte molto doloroso, ma che ti permette di diventare una persona libera ed in armonia con se stesso e gli altri.
Il mio desiderio è che in un mondo così emancipato questi pregiudizi e tabù possano essere finalmente abbattuti e si dia spazio alla curiosità e alla conoscenza di sè. Di sicuro ci sarebbero meno persone  frustrate e la nostra società potrebbe di gran lunga essere migliore!”
Eleonora, 25 anni donna
_________________
 “Qualche tempo fa ho fatto la mia prima seduta di psicoterapia, spinta da quelli che sono i più comuni sintomi di malessere psicologico, una su tutte le crisi d’ansia.
In quegli anni mi guardavo intorno ed ero convinta di esser pazza perché in fondo avevo tutti i motivi per esser serena … ovviamente non era così!La terapia mi ha aiutata proprio ad “aprire gli occhi”, a non negare più l’innegabile, a prendere coscienza di una tristezza che io stessa soffocavo (e probabilmente in parte soffoco ancora) dentro di me, per andare avanti, ma per andare avanti male!
La psicoterapia non fa miracoli, non dà soluzioni, ma è come un terzo occhio, quello che ti permette di guardarti senza giudicarti ma comprendendo ed accogliendo ciò che tu stesso sei ma tendi a negare. Non si tratta di un percorso facile,ed a volte io stessa ho momenti di sfiducia e di sconforto, ma è una valida alternativa al rifiutare scioccamente ciò che la nostra anima, i nostri pensieri vorrebbero invece urlare. In terapia sono riuscita ad imparare inoltre a lasciarmi guidare anche da tutte quelle “armi” che noi uomini abbiamo forse un po’ dimenticato, come l’ironia, la comprensione verso se stessi e gli altri.
Se oggi sono laureata a pieni voti e sono andata a vivere da sola ormai da un anno ed ho un lavoro lo devo anche a questo percorso ed alla forza che piano piano si riesce a trarre dallo stesso. Infine, consiglierei a chiunque di intraprendere questo tipo di attività, per aprire gli occhi e per imparare ad accudirsi ed a comprendersi con gli strumenti che il percorso riesce a fornirti.”
Maria, 25 anni, architetto
____________________
“Ho deciso di intraprendere un percorso di psicoterapia durante un periodo molto difficile della mia vita: la perdita prematura di un genitore, punto di riferimento unico ed importantissimo per me, a seguito di una lunga e devastante malattia a cui si sono aggiunti personali problemi di salute scoperti in maniera assolutamente casuale.Tali eventi hanno comportato un ulteriore peggioramento della mia condizione di salute, in particolare di una patologia autoimmunitaria dell’apparato intestinale già diagnosticatami anni addietro, tanto da indurmi ad intraprendere, seppur con molti dubbi, un percorso psicoterapeutico.
I primi mesi sono stati caratterizzati dall’alternanza di momenti di estrema curiosità a tanto scetticismo. Le difficoltà di aprirsi con una persona estranea e il non comprendere il fine delle singole sedute e dell’intero percorso. Non sapere dove si stava andando e quando sarei giunta a “destinazione” mi destabilizzava molto perché la terapia era per me solo un “compito” da svolgere bene.
Poi, un po’ alla volta vincendo attraverso molti sforzi tanta inconscia resistenza, ho iniziato ad analizzare e comprendere i miei punti di debolezza, le mie paure e soprattutto l’origine e la causa dei miei comportamenti individuando, seppur in maniera ancora sfocata, le mie carenze emotive.
La psicoterapia mi da, oggi, gli strumenti per capire e dedicarmi a me stessa. Domani questa consapevolezza di me mi permetterà di vivere meglio in relazione agli altri.
Per tali motivi la consiglio già ad altre persone e continuerò a farlo anche perché da soli purtroppo, guidati dal proprio inconscio, si tende a insabbiare e, nel mio caso specifico, ad interiorizzare ciò che ci rende più vulnerabili senza avere il coraggio e, ancor di più, la capacità di affrontare, comprendere e  metabolizzare dal profondo gli eventi esterni e le proprie reazioni. In breve: consapevolezza di sè.”
Marta, 33 anni, avvocato
__________________
“Iniziare un percorso di terapia non è stata una scelta consapevole per me: dallo psicologo mi ci hanno accompagnata i miei genitori, come estremo rimedio per degli attacchi di panico di cui soffrivo ormai da due anni. Avevo acconsentito solo per loro. Ma dentro di me ero incredula e disillusa… No, non mi vergognavo a dire che “andavo dallo psicologo”… semplicemente credevo che fosse inutile… Come poteva qualcuno solo pensare di poter fare qualcosa per me… non avevo mai chiesto aiuto prima di allora in vita mia! Per molti mesi so di aver fatto i colloqui solo per fare svolgere bene il mio compito e far contenti gli altri… ma nel frattempo, inconsapevolmente, pian piano qualcosa dentro di me cominciava a smuoversi fino a quando, ormai erano passati mesi e stavo molto meglio, gli attacchi d’ansia si presentavano solo raramente e cominciavo a riprendere una vita normale, la dottoressa mi comunicò che la terapia stava per finire perché il nostro obiettivo era stato raggiunto e avremmo fatto solo altre poche sedute di completamento. In quel momento qualcosa dentro di me si mosse… non era quello che volevo! Qualcosa dentro di me era cambiato nel tempo… nuove parti di me pian piano si facevano strada ed io volevo conoscerle… Questa volta ero io a decidere di voler continuare! Così risolto l’aspetto sintomatico abbiamo deciso di continuare a lavorare sulle cause che mi avevano condotto agli attacchi di panico.
Oggi so che questo è stato possibile anche perché per la prima volta nella mia vita, ho avuto la sicurezza di poter contare su qualcuno che mi accompagnasse e che qualsiasi cosa avessimo scoperto su di me non si sarebbe spaventato, ma avrebbe continuato a starmi accanto. Questo percorso mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con me stessa in maniera più onesta, mi ha dato gli strumenti non per evitare la sofferenza o i dispiaceri ma per riuscire ad affrontarli e soprattutto mi ha restituito una fiducia che non avevo mai avuto nei confronti degli altri. “
Marisa 27 anni ,medico
________________
Ho scelto di iniziare questo percorso di psicoterapia  durante un momento difficile della mia vita. Ero in attesa del mio secondo figlio ma non riuscivo a vivere serenamente la mia gravidanza, avevo frequenti attacchi di panico, ero disperata, disorientata e la ps.terapia era la mia ultima spiaggia. Ero in difficoltà e così anche se non pienamente convinta decisi di andare dallo psicologo….non avevo nulla da perdere. Con il senno di poi ho ricevuto e continuo a ricevere tanto dalla ps.terapia. Voglio sottolineare che è importante affidarsi sempre a persone competenti perché essendo un campo delicato è molto più facile commettere errori.
Io mi sono fidata e affidata alla specialista consigliatami dal mio ginecologo. Dico fidata perché la prima cosa che deve esserci è la fiducia. Quando ho iniziato questo percorso ero come un granello di sabbia in riva al mare…bastava poco perché venissi trascinata ed era molto più difficile essere per così dire salvata…io mi sono salvata grazie alla psicoterapia. Mi ha aiutata a capirmi a scavarmi dentro e trovare la soluzione ai miei problemi, alle mie paure, ai miei attacchi di panico…mi sono ritrovata!
La consiglierei a tutti perché vorrei far capire che lo psicologo non è il medico dei pazzi ma è una persona competente che ti aiuta ad affrontare periodi della vita complessi, perché dobbiamo sempre ricordarci che non siamo degli eroi e a volte abbiamo bisogno di un semplice aiuto, di una persona esterna che ci faccia capire che non siamo soli e che c’è qualcuno che è disposto ad ascoltarci,a porgerti la mano per risollevarti…ecco perché la consiglierei! Tutti noi possiamo ritrovarci in alcuni momenti della vita ad essere come granelli di sabbia in riva al mare, la ps.terapia ci aiuta a rimettere insieme i pezzi e piano piano a diventare…. roccia.
Adelaide, 21 anni, studentessa

__________________

“E’ il dolore forte che, facendomi cadere giù, mi ha spinto a chiedere aiuto e chiamare lo psicologo. Nessuno di noi può farcela sempre da solo. A volte questo qualcuno sono i genitori (per i più fortunati), altre i fratelli, o gli amici, a volte gli insegnanti. A volte, però, quando la vita delude e ci si chiude in se stessi, come ho fatto io, questo qualcuno è lo psicologo. All’inizio non avevo molta fiducia, poi via via durante il percorso la sfiducia si è trasformata in fiducia in me stesso e negli altri. Raccontarsi ad uno sconosciuto non è facile, aprire il proprio intimo all’altro richiede tempo.Ma mostrare le mie fragilità e la mia intimità  ha significato dapprima poterla vedere io e poi raccontarmi, e tutto ciò mi ha permesso di ritornare ad avere speranza.
La terapia è stata ed è ogni giorno per me quel bagaglio che non avevo ma che oggi è indispensabile per affrontare qualsiasi viaggio (sfida) nella mia vita. Oggi riparto da quello che ho nella mia valigia e se manca qualcosa, ho finalmente gli strumenti necessari per riuscire ad ottenere ciò che mi manca. L’obiettivo principalmente raggiunto è stato appunto questo: avere gli strumenti necessari per poter raggiungere gli obiettivi. Ora che ho la speranza, guardo di nuovo al futuro e a cosa vorrei realizzare nella mia vita.
Avevo grosse difficoltà relazionali, ero diffidente e guardavo con sospetto anche i più semplici gesti di gentilezza.
Oggi ho ripreso in mano la mia vita. Certo è che le difficoltà non sono sparite e non mancano ogni giorno! Ciò nonostante ogni giorno sperimento fuori, nelle relazioni quotidiane, quello che la terapia mi ha insegnato su me stesso e su come desidero relazionarmi. Ed è una continua evoluzione, un processo che non si interrompe con il finire della terapia. Anzi, la fine della terapia è solo l’inizio di una nuova vita!
Il tempo scorre ed i giorni trascorsi non tornano più: “Chi ha tempo, non aspetti tempo”. Prendi in mano la tua vita, prendi il tempo che hai a disposizione e utilizzalo al meglio.”
Luca, 31 anni bancario